Cellomac’s Weblog

Icon

Il mio weblog personale

Woodstock e l’esibizione di Hendrix

 

tratto da ”wikipedia.it”  

Folla in delirio per l'esibizione di Hendrix

Folla in delirio per l'esibizione di Hendrix

 

 

Il festival di Woodstock del 1969 fu sicuramente uno degli eventi più rappresentativi per l’intero immaginario collettivo correlato alla musica degli anni ‘60 ed al movimento flower power. In tale contesto, la performance di Jimi Hendrix divenne un vero e proprio simbolo del festival stesso oltre che del pensiero pacifista di quegli anni. L’esibizione del chitarrista era stata programmata in chiusura della rassegna, la sera del 18 agosto 1969, terzo ed ultimo di quei three days of peace, love and music: a causa dei problemi tecnici e logistici che si verificarono, non ultimo il violento acquazzone che si abbatté sulla zona a metà del secondo giorno, la sua performance dovette essere procrastinata al mattino del giorno successivo. L’enorme folla dei tre giorni precedenti (oltre 500.000 spettatori paganti) si era considerevolmente ridotta ed Hendrix chiuse il festival davanti ad un’udienza – senz’altro rispettabile ma decisamente inferiore alle aspettative – di circa 180.000 spettatori, esausti ed in molti casi persino svagati.

Il chitarrista si presentò sul palco con una formazione espansa, introdotta dallo speaker come Jimi Hendrix Experience, ma prontamente ripresentata dallo stesso Hendrix come Gipsy Sun And Rainbows: ne seguì un’esibizione di due ore – tra le più lunghe in assoluto della sua

carriera – buona ma non eccellente, anche a causa dell’ancora scarsa armonia con il resto della band, dell’insufficiente soundcheck e di alcuni problemi tecnici connessi all’impianto microfonico.

Quello che più rilevò, ad ogni modo, in quella storica esibizione, fu la celeberrima trasfigurazione chitarristica operata sul tema di The Star-Spangled Banner, inno degli Stati Uniti D’America: Hendrix si accanì sul tema dell’inno in maniera selvaggia, intervallandolo con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, sirene di contraerea ed altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra.

Nella realtà dei fatti, rimane tuttora estremamente controverso il significato che Hendrix volle attribuire a quel modo di proporre l’inno nazionale statunitense. Seppure la sua ragion d’essere sia piuttosto chiara, c’è da dire che già da un anno tale versione di The Star Spangled Banner veniva eseguita dal vivo e lo stesso Hendrix è sempre stato piuttosto sibillino sul tema: in un’intervista a ridosso al festival di Woodstock il chitarrista si dichiarò disinteressato alle questioni politiche, e ad una domanda più precisa – rivoltagli al Dick Cavett’s Show – sul perché della sua resa così poco ortodossa dell’inno americano rispose candidamente “penso che sia meraviglioso suonarlo così“.

Neppure è vero però, come alcuni hanno voluto insinuare, che Hendrix fosse addirittura favorevole all’intervento in Vietnam: oltre alla fin troppo eloquente trasfigurazione dell’inno americano effettuata a Woodstock, si pensi ad esempio che il brano Machine Gun, contenuto nel suo ultimo LP Band Of Gypsys, è un’esplicita canzone di protesta contro la guerra. 

Archiviato in:Eventi, Musica , , , , ,

Leave a Reply